Petrolio e gas, la crisi di Hormuz riaccende il caro-energia

Giovedì 10 Settembre - 10:20

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran riaccende la miccia sui mercati energetici. Le tensioni nello stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici mondiali di petrolio e gas, spingono il Brent oltre i 100 dollari al barile e fanno volare il gas europeo vicino agli 81 euro per megawattora.

A preoccupare è soprattutto il rischio di un rallentamento dei transiti. Dallo stretto passa circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas: qualsiasi ostacolo alle navi si traduce in prezzi più alti, assicurazioni più costose e maggiore concorrenza internazionale per il gas naturale liquefatto.

L'onda lunga arriva rapidamente anche in Italia. Il diesel, secondo le stime di Adusbef, è aumentato di oltre 45 centesimi al litro dal 27 febbraio, mentre la benzina ha guadagnato quasi 40 centesimi. Per un pieno da 50 litri significa spendere rispettivamente quasi 23 e 20 euro in più.

Per evitare un ulteriore rincaro immediato del gasolio, il governo punta intanto a prorogare lo sconto sulle accise attraverso il meccanismo delle cosiddette accise mobili. La misura vale oggi circa 17 centesimi al litro e dovrebbe essere estesa ancora per alcune settimane.

Si tratta però di una soluzione temporanea. Gli interventi già adottati hanno comportato un esborso superiore ai 2 miliardi di euro e l'esecutivo guarda a un sistema più selettivo: meno aiuti generalizzati e più sostegno alle famiglie con redditi più bassi, al ceto medio e alle attività maggiormente esposte, come l'autotrasporto.

Il nodo, però, resta internazionale. Se petrolio e gas continueranno a mantenersi su livelli elevati, il conto non si fermerà ai distributori: potrebbero aumentare inflazione, costi delle imprese e pressione sui consumi, con nuove incognite per la crescita.


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